giovedì 26 dicembre 2019
Se anche rivelerò tutto di te (13.05.12)
Se anche rivelerò tutto di te, se anche verrai fuori
da ogni sorriso, da ogni emozione, da ogni profumo, sarai il mio segreto per
tutti, quell'universo così semplice e così completo che ogni parola sarà limite
ed ogni definizione, imprecisa.
Pillola (16.05.12)
Il tuo dolore mi attraversa come un'onda prima ancora
che tu ne soffra.
Ha le note musicali fredde del brivido che percorre strade consumate dal tempo e dalle cicatrici.
Ha le note musicali fredde del brivido che percorre strade consumate dal tempo e dalle cicatrici.
lunedì 23 dicembre 2019
Il Manuale del Secco
Terry aveva iniziato l'università nel 1982, aveva scelto la facoltà di architettura affascinata dall'arte, dalle costruzioni, dai materiali e dal mondo dei solidi. Lei era una ragazza particolarmente sognatrice, ma non lo sapeva. La materia per lei più ostica, al secondo anno, era la storia dell'arte, così come la proponevano i suoi professori: un tomo insormontabile di eventi e date da memorizzare. Per studiarla, anzi, per avere più determinazione e più incisività nello studio, aveva deciso di ripetere i capitoli del libro di testo con alcuni colleghi: Enrico e Caterina. I pomeriggi passati tra colleghi e con i libri non erano però solo di studio. Ai libri si alternavano giri sulla grossa moto di Enrico, che sperava gli venisse rubata sotto casa, così che il padre gliene acquistasse una nuova fiammante, o giri in auto (sempre Enrico) che sperimentava la sua bravura sui testacoda. A volte si andava a fare acquisti: alimenti per le merende, attrezzature per il disegno ed anche di generi stupefacenti, e infatti Terry ne restava molto stupita... A casa di Caterina e di Terry le sessioni di studio erano molto tranquille, a metà pomeriggio si prendeva il the con i biscotti e poi diligentemente si riprendeva a studiare. Il migliore amico di Enrico era Sal, un ragazzo un po' ermetico, schivo, a tratti ironico e dal sorriso affascinante sui lineamenti un po' asimmetrici. La sua parca comunicazione e la sua apparente sicurezza di sè lo rendeva una sorta di guru, da cui ottenere approvazione. Suonava magicamente il pianoforte e si capiva con chiarezza che era un vero artista. A volte, durante i pomeriggi di studio, si andava a trovarlo a casa sua e si organizzavano momenti di svago, gite, passatempi. Sal suonava preferibilmente jazz e suscitava una certa diffidenza nei genitori di Terry a conferma della teoria di Duke Ellington quando affermava che il jazz è il tipo d'uomo con cui non vorresti fare uscire tua figlia. Non così a Terry, che invece lo apprezzava tantissimo, il jazz.
Enrico e Sal erano, come tanti giovani ventenni di ogni epoca, anticonformisti nell'anima: contro ogni regola del perbenismo, contro ogni abitudine e costume borghese. Lo ribadivano nella pratica, cercando di contestare imposizioni e luoghi comuni, sia in società che in famiglia. Le loro regole contro la banalità erano messe nero su bianco in un vademecum/agenda denominato il "manuale del secco". Il soggetto secco era un uomo o donna che, nella pratica, costantemente si comportava da anticonformista e che ripudiava, discostandosene, ogni situazione di banale convenzionalità. Volevano, in ogni loro azione, mostrare al mondo originalità ed unicità. Loro erano secchi nel profondo, nell'anima.
Quella agenda, in uno dei pomeriggi di studio, fu dimenticata a casa di Terry.
Affascinata dal suo contenuto, pur goliardico, e non ricevendone alcuna richiesta nei giorni o mesi a venire, Terry la conservò convinta che i suoi amici, Enrico e Sal, un giorno sarebbero stati famosi proprio perché "secchi". E lei ne avrebbe avuto un ricordo materiale e prezioso, nelle sue mani.
E continuò a conservarla ed a portarla con sè quando lasciò la casa paterna e andò ad abitare da sola, e poi ancora quando si trasferì nella casa che aveva eletto a sua residenza permanente, ed anche quando si sposò non se ne liberò per far spazio agli oggetti del compagno, e la seguì, nonostante altri traslochi e i diversi cambiamenti nella sua vita, per i successivi trentacinque anni della sua vita.
Alla fine del 2019 Terry stava organizzando una bella serata per trascorrerla con la sua amica Missy, che non vedeva da anni e alla quale voleva proporre qualcosa di rilassante ma anche entusiasmante dopo il viaggio che avrebbe affrontato per raggiungerla. Tra le possibili scelte degli eventi in città non la sfiorò alcun dubbio: il martedì jazz in un locale sui tetti della città, con al piano proprio lui, Sal. Negli anni aveva saputo che era diventato un pianista di grande pregio e diverse volte aveva appreso di suoi concerti nei teatri o in alcuni locali, ma non vi aveva mai partecipato convinta che l'uomo, ormai famoso, non avrebbe più ricordato nulla delle riunioni giovanili, delle scorribande scanzonate e tantomeno degli ideali "secchi" dei loro vent'anni.
Terry e Missy arrivarono a serata già iniziata, accolte da un giovane cameriere che aveva riservato loro un tavolo molto vicino al pianoforte. Al suo ingresso il pianista, Sal, quasi senza alzare gli occhi dai tasti, fece ciao con la mano, di colpo annullando decenni di vuoto, scaraventandosi come una meteora nel presente.
Ed il "Manuale del Secco" tornò, misteriosamente, al suo punto di partenza.
Enrico e Sal erano, come tanti giovani ventenni di ogni epoca, anticonformisti nell'anima: contro ogni regola del perbenismo, contro ogni abitudine e costume borghese. Lo ribadivano nella pratica, cercando di contestare imposizioni e luoghi comuni, sia in società che in famiglia. Le loro regole contro la banalità erano messe nero su bianco in un vademecum/agenda denominato il "manuale del secco". Il soggetto secco era un uomo o donna che, nella pratica, costantemente si comportava da anticonformista e che ripudiava, discostandosene, ogni situazione di banale convenzionalità. Volevano, in ogni loro azione, mostrare al mondo originalità ed unicità. Loro erano secchi nel profondo, nell'anima.
Quella agenda, in uno dei pomeriggi di studio, fu dimenticata a casa di Terry.
Affascinata dal suo contenuto, pur goliardico, e non ricevendone alcuna richiesta nei giorni o mesi a venire, Terry la conservò convinta che i suoi amici, Enrico e Sal, un giorno sarebbero stati famosi proprio perché "secchi". E lei ne avrebbe avuto un ricordo materiale e prezioso, nelle sue mani.
E continuò a conservarla ed a portarla con sè quando lasciò la casa paterna e andò ad abitare da sola, e poi ancora quando si trasferì nella casa che aveva eletto a sua residenza permanente, ed anche quando si sposò non se ne liberò per far spazio agli oggetti del compagno, e la seguì, nonostante altri traslochi e i diversi cambiamenti nella sua vita, per i successivi trentacinque anni della sua vita.
Alla fine del 2019 Terry stava organizzando una bella serata per trascorrerla con la sua amica Missy, che non vedeva da anni e alla quale voleva proporre qualcosa di rilassante ma anche entusiasmante dopo il viaggio che avrebbe affrontato per raggiungerla. Tra le possibili scelte degli eventi in città non la sfiorò alcun dubbio: il martedì jazz in un locale sui tetti della città, con al piano proprio lui, Sal. Negli anni aveva saputo che era diventato un pianista di grande pregio e diverse volte aveva appreso di suoi concerti nei teatri o in alcuni locali, ma non vi aveva mai partecipato convinta che l'uomo, ormai famoso, non avrebbe più ricordato nulla delle riunioni giovanili, delle scorribande scanzonate e tantomeno degli ideali "secchi" dei loro vent'anni.
Terry e Missy arrivarono a serata già iniziata, accolte da un giovane cameriere che aveva riservato loro un tavolo molto vicino al pianoforte. Al suo ingresso il pianista, Sal, quasi senza alzare gli occhi dai tasti, fece ciao con la mano, di colpo annullando decenni di vuoto, scaraventandosi come una meteora nel presente.
Ed il "Manuale del Secco" tornò, misteriosamente, al suo punto di partenza.
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Il manuale dei sogni dei ragazzi del Jazz.
domenica 22 dicembre 2019
SERENATA - Sirinata a Maria
'Sta notti 'ncelu cu 'sta bedda luna
sentu a lu cori 'na malincunia
e caminannu pensu 'na canzuna
chi picciutteddu scrissi pì Maria.
E senza chi m'addugnu vaiu cantannu
sintennumi picciottu comu tannu:
Maruzza bedda affacciati
dimmi chi mi vò beni;
picchì a 'stu cori soffriri
vò fari tanti peni?
Stu cori senza amuri
nun pò campari cchiù;
c'è cu lu pò sarvari
lu po' sarvari tu.
E caminannu chianu pi la via
m'addugnu chi la strata avìa finutu
e mentri chi cuntentu mi crirìa
m'addugnu chi cantannu avìa chianciutu.
E cu li l'àrmi a l'occhi e cu la luna
adaciu cantu arrè la me' canzuna:
Maruzza bedda affacciati
dimmi chi mi vò beni;
picchì a 'stu cori soffriri
vò fari tanti peni?
Stu cori senza amuri
putìa sarvari tu
ora lu sentu moriri.
No, nun si sarva cchiù!
(Guglielmo Terrazzini - 1950 circa)
sentu a lu cori 'na malincunia
e caminannu pensu 'na canzuna
chi picciutteddu scrissi pì Maria.
E senza chi m'addugnu vaiu cantannu
sintennumi picciottu comu tannu:
Maruzza bedda affacciati
dimmi chi mi vò beni;
picchì a 'stu cori soffriri
vò fari tanti peni?
Stu cori senza amuri
nun pò campari cchiù;
c'è cu lu pò sarvari
lu po' sarvari tu.
E caminannu chianu pi la via
m'addugnu chi la strata avìa finutu
e mentri chi cuntentu mi crirìa
m'addugnu chi cantannu avìa chianciutu.
E cu li l'àrmi a l'occhi e cu la luna
adaciu cantu arrè la me' canzuna:
Maruzza bedda affacciati
dimmi chi mi vò beni;
picchì a 'stu cori soffriri
vò fari tanti peni?
Stu cori senza amuri
putìa sarvari tu
ora lu sentu moriri.
No, nun si sarva cchiù!
(Guglielmo Terrazzini - 1950 circa)
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Vecchio magazzino
L'odore del vecchio magazzino del
nonno Vincenzo sapeva di vino, di fieno, del legno del carretto. E sapeva anche
di mulo, di sapone per biancheria, quello di marsiglia, quello fatto con
l'olio, e di carbone anzi di carbonella e legna per la cucina.
Sapeva di grano, di erba, di fumo. E il sottoscala del magazzino profumava di muffa e di antico, di antichissimo. E soprattutto era pieno dell'odore del mistero, del segreto delle storie di uomini, donne, animali che dietro a tutti questi odori si celavano.
(05.01.15)
Sapeva di grano, di erba, di fumo. E il sottoscala del magazzino profumava di muffa e di antico, di antichissimo. E soprattutto era pieno dell'odore del mistero, del segreto delle storie di uomini, donne, animali che dietro a tutti questi odori si celavano.
Il primo Uomo...
Il primo Uomo sulla Luna, avevo
pochissimi anni ma ne ricordo la grande emozione! Mi arrivava dentro l'onda
della trepidazione del mondo e mi avvolgeva. Il mio sogno di allora, penso
anche quello di tanti bambini, era di fare "l'astronauta"... da
grande.
Attraversare l'Universo, scoprire
mondi nuovi, realizzare grandi gesti, grandiose azioni in quel blu profondo,
eccellere e meravigliare il mondo.
E seguendo altri canali, ma sempre
sull'onda dei sogni grandiosi, immaginavo importanti ritrovamenti archeologici
come ovvia ragione di tutti quei cocci di terracotta che trovavo sparsi in
mezzo alla terra nelle mie villeggiature estive.
Sogni straordinari che oggi i bimbi
non sanno più a cosa ancorare.
(22.01.15)
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Perchè NO?
Detesto i NO.
Sarà che ne ho ricevuti tanti,
troppi, in un'epoca in cui educare faceva rima con proibire. Almeno a casa
mia.
Intendiamoci, i troppi sì in gioventù
producono devastazioni, soprattutto se non sono dei sì a cui viene affiancata
una guida, una strada da percorrere. Ma i NO, i NO sono mancanze, sottrazioni,
privazioni. Anche più avanti, a scuola, nei rapporti sentimentali, nel lavoro,
i NO servono solo a perdere e non a guadagnare.
Se ci osserviamo da un po' più in
alto, guardando un po' più distanti il percorso della nostra vita, ogni
NO ci ha tolto il privilegio di una esperienza, di una ricchezza in più.
Soprattutto se non siamo stati degli animi agitati, dei fuori strada, dei senza
misura. Ma anche in quel caso, la misura va imparata.
E i NO ci hanno sbarrato strade, ci
hanno privato di un pezzo di vita che spesso non potremo più recuperare.
(08.02.15)
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vietato
Il matrimonio
Il matrimonio un tempo aveva altri
significati, altre consuetudini. L'ho scoperto da piccola quando sentii
parlare la mamma con la "zia Rosa".
Parlavano di coppie, di qualcuno che
aveva litigato, di un marito o di una moglie che si era irrigidito su una
convinzione.
E la "zia Rosa", che era la
sposa dello "zio Ciccio", disse che gli sposi possono litigare di
giorno, anche tanto. Ma poi, di notte, gli sposi fanno la pace.
E aveva un sorriso a mezzo, tra
l'innocenza e la malizia. Tenerissima ed indimenticabile.
(09.01.15)
(09.01.15)
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Arazzi
C'erano diversi arazzi sulla parete
di fronte al mio lettino, accanto al lettone dei miei nonni. Quando andavamo a
trovarli in paese, quello era il posto in cui dormivo, sotto 3 pesanti coperte
che mi immobilizzavano. Nella penombra vedevo tutti i personaggi rappresentati
e le scene di vita nei campi. Il fascino era tale che fissandoli per un po',
con una magia che riuscivo a fare da bambina, li vedevo sollevarsi e muoversi,
diventare animati e riempire la stanza di fantasia.
(05.01.15)
La strada
Dalla persiana del primo piano si
vedeva la strada acciottolata e un po' terrosa su cui passavano rare macchine,
alcuni carretti e i cavalli. Nel silenzio si distinguevano le voci ed i rumori
del falegname, sotto al balcone, e del fabbro ferraio di fronte.
U 'zzu Pinuzzu
si chiamava il fabbro, aveva un'incudine, un forno da dove usciva il metallo
incandescente e tantissimi oggetti metallici di uso sconosciuto... e lui era
tutto annerito, anche la sua faccia ed i capelli. Arrivavano sino a casa
l'odore di ferro lavorato, l'aroma acre di metallo segato, di officina; ed
anche il profumo di segatura, di legno stagionato e di trucioli che trovavi
sparsi sul marciapiede, quando uscivi di casa.
(05.01.15)
(05.01.15)
Il giardino dell'Eden
C'era un banano nel giardino
dell'Eden del nonno Vincenzo. Era un giardino rigogliosissimo, quasi una selva,
una jungla; lui l'aveva creato all'interno di una vecchia grande gebbia e
probabilmente il ristagno d'acqua aveva reso il terreno fertilissimo.
Si accedeva da uno squarcio nel muro
di pietra che la circondava e la vegetazione era fittissima: rose rampicanti,
limoni, amarene, citronella, un olivo ed appunto un banano!
Il profumo era inebriante e
l'atmosfera era da giardino paradisiaco. Sapevo di esser fortunata quando mi
veniva concesso di poterci entrare. Questo non avveniva spesso perché il nonno
sapeva bene che in quel giardino avrei potuto incontrare anche il
Serpente...
(07.01.2015)
La Terra - Durante le vacanze estive in campagna si scopriva la Terra.
Erano
giornate di luglio, tanto assolate da riempirti gli occhi. E la luce era forte
tanto da farti piangere, ma calda e attraente da don potervi rinunciare...
Uscivi all’aperto, facevi pochi passi e andavi sul retro della casa. Lì si
trovava il campo appena mietuto, si camminava sulla paglia, si affondava nei
cumuli, ci si riempiva di pagliuzze dorate, si respirava l’odore del grano
maturo accecati dal caldo bagliore.
Erano
giornate d’agosto, calde, secche e il terreno odorava di arso, bruciava. Si
giocava seduti per terra, sulle zolle, con le zolle. Si facevano a pezzi fichi
d’india, canne, foglie, legnetti, e si costruivano antri, percorsi, ripari. Ci si metteva sulla pelle tutto, si
toccava tutto e alla fine della giornata si odorava di tutto. Si inseguivano
farfalle, grilli, lucertole, ramarri, rane, libellule...
Erano
notti d’estate, in cui si ragionava di via lattea, di stella polare, di gran
carro. Di luna e di sole.
(15.12.2018)
sabato 30 novembre 2019
LO SPECCHIO
Pioveva quella mattina. Uscii a piedi per raggiungere l'ufficio postale.
Saltellavo di qua e di là per evitare le pozzanghere e sentivo addosso il peso cupo delle nuvole cariche di pioggia. Ma era primavera e le aspettative erano ottimiste.
Ritornando a casa vidi quell'uomo. Mi guardava fisso, era fermo davanti alla porta di un ristorante ed aveva il volto molto somigliante a quello di un ragazzaccio che mi faceva il filo da bambina. Un ragazzaccio su cui avevo realizzato le mie prime fantasie amorose di dodicenne.
Fu un tuffo al cuore, lo guardai anch'io, girandomi verso di lui diverse volte mentre procedevo sui miei passi.
Mi lasciò stordita il suo incontro.
Quel pomeriggio cominciai a fare ricerche per capire se era davvero il ragazzo dei miei ricordi: Selva.
Lo cercai su internet, su diversi canali e non fu facile perché non ricordavo se era davvero quello il suo nome anagrafico. Ma alla fine trovai qualcuno con una foto molto somigliante al Selva dei miei ricordi. Gli inviai un messaggio, breve, cauto, evocativo.
Aspettai solo un'ora la sua risposta, che venne, accogliente ed in essa trapelava un entusiasmo un po' trattenuto, ma pieno di attese.
Nei giorni successivi fui oggetto del suo love bombing solo inizialmente piuttosto moderato, ma che presto esplose in tutta la sua veemenza e tossicità. Mi travolse con la perfezione del suo corteggiamento.
Tuttavia io non conoscevo la realtà dei manipolatori perversi e mi lasciai facilmente irretire in una gabbia di amore e stima da una parte e disprezzo e discredito dall'altra.
Cominciai a stare male dopo alcuni mesi di manipolazione, mesi in cui la carota si alternava al bastone in un gioco massacrante che avvantaggiava solo lui, il giocatore protagonista.
Ottenevo la sua attenzione ed il suo amore solo se il mio comportamento gli era gradito. Altrimenti lo vedevo allontanarsi, sparire, tradirmi con allegra spensieratezza e senza alcun senso di colpa. Sfacciatamente sicuro di sè.
Non sapevo più chi ero e cosa volevo e, come se non bastasse, stavo male fisicamente, in preda a crisi di ansia e di panico.
Selva era ormai padrone della mia vita e io non lo capivo.
Capivo però che mi mentiva spudoratamente su tante azioni ed aspetti della sua giornata e, incapace di capirne il motivo, chiesi aiuto a google che mi portò ai mentitori seriali, alla sindrome di pinocchio ed, infine, ai manipolatori, ai narcisisti perversi. E così, piano piano, dapprima incredula e poi sempre più convinta, capii. Ero la sua preda e avrebbe giocato come un gatto col suo topino, in un crescendo malefico, per verificare fino a che punto mi aveva sottomessa, schiavizzata psicologicamente.
Lo buttai fuori dalla mia casa, una mattina di domenica, io ancora ammalata nell'anima e non del tutto capace di godermi la sua, stavolta, faccia incredula davanti al mio imperativo: oggi fai le valigie e sparisci dalla mia vita.
Mi ricordai solo dopo diverso tempo che quell'uomo incontrato la mattina dell'ufficio postale non era realmente lui ma solo qualcuno che me lo aveva evocato.
Il Destino mi aveva tracciato una strada o il Male mi aveva teso una trappola? Chissà...
Ad ogni modo, quel che di bello, di amorevole, di attraente ed affascinante avevo osservato e trovato in lui era solo la mia immagine allo specchio, la mia idea di amore, la mia visione di affettuosità, la mia concezione di coppia, la mia percezione di fedeltà e fiducia.
Quando lo specchio mi rimandava invece il suo feedback esso era deformato, ammalato, tossico. Non era quello che mi aspettavo. In esso infatti non riuscivo a riconoscere l'idea bella dell'amore, che alimentavo dentro me stessa, che anzi "era" me stessa, e quindi mi ammalavo.
Lo specchio, mai dimenticare il principio dello specchio.
Saltellavo di qua e di là per evitare le pozzanghere e sentivo addosso il peso cupo delle nuvole cariche di pioggia. Ma era primavera e le aspettative erano ottimiste.
Ritornando a casa vidi quell'uomo. Mi guardava fisso, era fermo davanti alla porta di un ristorante ed aveva il volto molto somigliante a quello di un ragazzaccio che mi faceva il filo da bambina. Un ragazzaccio su cui avevo realizzato le mie prime fantasie amorose di dodicenne.
Fu un tuffo al cuore, lo guardai anch'io, girandomi verso di lui diverse volte mentre procedevo sui miei passi.
Mi lasciò stordita il suo incontro.
Quel pomeriggio cominciai a fare ricerche per capire se era davvero il ragazzo dei miei ricordi: Selva.
Lo cercai su internet, su diversi canali e non fu facile perché non ricordavo se era davvero quello il suo nome anagrafico. Ma alla fine trovai qualcuno con una foto molto somigliante al Selva dei miei ricordi. Gli inviai un messaggio, breve, cauto, evocativo.
Aspettai solo un'ora la sua risposta, che venne, accogliente ed in essa trapelava un entusiasmo un po' trattenuto, ma pieno di attese.
Nei giorni successivi fui oggetto del suo love bombing solo inizialmente piuttosto moderato, ma che presto esplose in tutta la sua veemenza e tossicità. Mi travolse con la perfezione del suo corteggiamento.
Tuttavia io non conoscevo la realtà dei manipolatori perversi e mi lasciai facilmente irretire in una gabbia di amore e stima da una parte e disprezzo e discredito dall'altra.
Cominciai a stare male dopo alcuni mesi di manipolazione, mesi in cui la carota si alternava al bastone in un gioco massacrante che avvantaggiava solo lui, il giocatore protagonista.
Ottenevo la sua attenzione ed il suo amore solo se il mio comportamento gli era gradito. Altrimenti lo vedevo allontanarsi, sparire, tradirmi con allegra spensieratezza e senza alcun senso di colpa. Sfacciatamente sicuro di sè.
Non sapevo più chi ero e cosa volevo e, come se non bastasse, stavo male fisicamente, in preda a crisi di ansia e di panico.
Selva era ormai padrone della mia vita e io non lo capivo.
Capivo però che mi mentiva spudoratamente su tante azioni ed aspetti della sua giornata e, incapace di capirne il motivo, chiesi aiuto a google che mi portò ai mentitori seriali, alla sindrome di pinocchio ed, infine, ai manipolatori, ai narcisisti perversi. E così, piano piano, dapprima incredula e poi sempre più convinta, capii. Ero la sua preda e avrebbe giocato come un gatto col suo topino, in un crescendo malefico, per verificare fino a che punto mi aveva sottomessa, schiavizzata psicologicamente.
Lo buttai fuori dalla mia casa, una mattina di domenica, io ancora ammalata nell'anima e non del tutto capace di godermi la sua, stavolta, faccia incredula davanti al mio imperativo: oggi fai le valigie e sparisci dalla mia vita.
Mi ricordai solo dopo diverso tempo che quell'uomo incontrato la mattina dell'ufficio postale non era realmente lui ma solo qualcuno che me lo aveva evocato.
Il Destino mi aveva tracciato una strada o il Male mi aveva teso una trappola? Chissà...
Ad ogni modo, quel che di bello, di amorevole, di attraente ed affascinante avevo osservato e trovato in lui era solo la mia immagine allo specchio, la mia idea di amore, la mia visione di affettuosità, la mia concezione di coppia, la mia percezione di fedeltà e fiducia.
Quando lo specchio mi rimandava invece il suo feedback esso era deformato, ammalato, tossico. Non era quello che mi aspettavo. In esso infatti non riuscivo a riconoscere l'idea bella dell'amore, che alimentavo dentro me stessa, che anzi "era" me stessa, e quindi mi ammalavo.
Lo specchio, mai dimenticare il principio dello specchio.
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lunedì 11 novembre 2019
Un salto nel mio BLOG (dieci anni dopo)
Il blog, il mio blog, creato per gioco, diventa il testimone di un passato che non c'è più, di una società, qui in occidente, nella odierna Europa, che in poco più di 10 anni si è profondamente trasformata e che ha plasmato ciascuno di noi, piano piano, inconsapevolmente in quello che ci è, alla fine, man mano apparso nella norma, accettabile, inevitabile.
E capisci che il mondo è cambiato perché i riferimenti che per te contavano, e che qui erano elencati come link utili, adesso non contano più.
I quotidiani on line che seguivi non esistono più. Alcuni siti, ed i temi che trattavano, si sono svuotati di significato, altri non hanno più alcun senso per te.
Trovi che fosse tutto molto più facile dieci anni fa, i concetti che esprimevi li senti ingenui, naif, colmi di speranza e ti contrai per la nostalgia di un benessere interiore che non senti più, ed al contrario senti che i contenuti della vita di oggi hanno molta pesantezza, trasmettono dolore, travaglio interiore, hanno riferimenti ad una quotidianità sgradita, ad una società conflittuale, depressa.
Il grigio è un velo che sta coprendo ogni iniziativa, ogni spinta, ogni speranza. E soprattutto nessuno crede più nella verità dell'altro. La realtà potrebbe essere una bugia e la menzogna potrebbe essere vera.
"Lercio", nella sua goliardica diffusione di paradossi, è oggi l'unico giornale che è concretamente sincero.
E capisci che il mondo è cambiato perché i riferimenti che per te contavano, e che qui erano elencati come link utili, adesso non contano più.
I quotidiani on line che seguivi non esistono più. Alcuni siti, ed i temi che trattavano, si sono svuotati di significato, altri non hanno più alcun senso per te.
Trovi che fosse tutto molto più facile dieci anni fa, i concetti che esprimevi li senti ingenui, naif, colmi di speranza e ti contrai per la nostalgia di un benessere interiore che non senti più, ed al contrario senti che i contenuti della vita di oggi hanno molta pesantezza, trasmettono dolore, travaglio interiore, hanno riferimenti ad una quotidianità sgradita, ad una società conflittuale, depressa.
Il grigio è un velo che sta coprendo ogni iniziativa, ogni spinta, ogni speranza. E soprattutto nessuno crede più nella verità dell'altro. La realtà potrebbe essere una bugia e la menzogna potrebbe essere vera.
"Lercio", nella sua goliardica diffusione di paradossi, è oggi l'unico giornale che è concretamente sincero.
domenica 7 settembre 2008
L'ultimo giorno

Tutto inizia con una corsa incontro al destino, incontro all'ultimo giorno della vita, gli eventi prendono il sopravvento e non puoi far altro che osservarne il percorso.
Ed il percorso conduce alla fine.
Una meta obbligatoria per ciascuno.
Inutile dibattersi tra ricerche di soluzioni o posticipazioni... rifiuto ed incredulità, rabbia e pena, volontà e impotenza, religione e fatalismo.
L'ultimo giorno, così come il primo, accade e non chiede il permesso a nessuno.
Seguono i riti antropici: vicinanze, lontananze, circonvoluzioni, staticismi, contrasti...
Stupiscono i riti religiosi, mai così pertinenti: « Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli », e chiunque sia questo Onnipotente Dio, se ti promette che sarai saziato, di certo ti apre il cuore come una melagrana matura.
E poi, dopo, dopo giorni ed ore, minuti e secondi di pensieri..........
...provi a trovare ogni testimonianza di colui che è andato via da qui, in ogni angolo dove l'abbia potuta lasciare, sugli oggetti e nel comportamento, negli affetti e nelle antipatie, nelle preferenze e negli errori ingenui.... colossali, forse, ma molto umani.
E lo ritrovi nelle cose del mondo, nelle belle giornate, nel vento, nell'acqua cristallina della spiaggia che tante volte l'ha visto, nelle strade, nelle canzoni che ascoltava, in alcune persone che lo hanno conosciuto ed in altri che non l'hanno neanche ipotizzato, negli oggetti preferiti, nelle analogie e nelle dissonanze e infine nelle molecole del creato, così.. disperso, evaporato, espanso, immanente e presente.
Almeno per me.
lunedì 1 settembre 2008
Che senso ha....?
...di colpo, qualcuno che amavi non esiste più.
Perdi una parte del puzzle che hai costruito intorno a te.
Guardi i suoi oggetti, i suoi scritti, ciò che resta di lui e ti chiedi se non sia stato un miraggio.
Hai sognato...
Perdi una parte del puzzle che hai costruito intorno a te.
Guardi i suoi oggetti, i suoi scritti, ciò che resta di lui e ti chiedi se non sia stato un miraggio.
Hai sognato...
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domenica 17 agosto 2008
A mio padre, che se n'è appena andato...
Risento ancora la sua voce, quando nell'infanzia mi declamava le sue poesie preferite...
.
.
Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.
.
..................................
Giunse il distacco, amaro senza fine
e fu il distacco d'altri tempi, quando
le amate in bande lisce e in crinoline,
protese da un giardino venerando,
singhiozzavano forte, salutando
diligenze che andavano al confine.....
.
....
G.Gozzano - Signorina Felicita
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mercoledì 30 luglio 2008
Il Castello di Inici: colpevole abbandono.
27 Luglio 2008
Tour del Castello di Inici (zona intorno a Segesta)
-------------*-------------
Pubblico queste foto a testimonianza dello stato di abbandono, anzi di disprezzo del bene storico, che si persegue in Sicilia. Da un lato la "mummificazione" richiesta dalle Soprintendenze, dall'altro la mancanza di fondi sufficienti dei proprietari privati (ma anche la proprietà pubblica ne è affetta - v. Castello di Calatubo, giusto per fare un esempio), montagne di denaro che servirebbero alla "imbalsamazione" voluta dagli Enti preposti e che poco si accorda con le esigenze spesso commerciali, necessariamente lucrative, specie nel privato, che un tale investimento impone. La scelta? Aspettare che il tempo lavori, facendo crollare tutto....
Uno degli edifici con piano nobile
La Cappella - i resti (stucchi e dipinti sottratti scientificamente)
Arco mediano tra le due corti
L'ingresso ai sotterranei
Altra parte di edificio con piano nobileCome era prima?.... qualcosa la trovate qua: http://www.castellammareonline.com/golfo/main3/initorre.html
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martedì 29 luglio 2008
Concerto di Ligabue a Palermo: un'emozione ...tra palco e realtà!
Abbiamo facce che non conosciamo
ce le mettete voi in faccia pian piano.
E abbiamo fame di quella fame
che il vostro urlo ci regalerà.
E abbiamo l'aria di chi vive a caso
l'aria di quelli che paghi a peso.
E abbiamo scuse che, anche se buone,non c'è nessuno che le ascolterà.
E poi abbiamo già chi ci porta
fino alla prossima città.
Ci mettete davanti a un altro microfono
che qualche cosa succederà.

Siam quelli là siam quelli là siam quelli là.
Quelli tra palco e realtà.
Abbiamo amici che neanche sappiamo
che finché va bene ci leccano il culo.
E poi abbiamo casse di maalox
per pettinarci lo stomaco.
per pettinarci lo stomaco.
Abbiamo soldi da giustificare
e complimenti per la trasmissione.
e complimenti per la trasmissione.
E abbiamo un ego da far vedere
ad uno bravo davvero un bel po'.
E poi abbiamo chi ci da il voto
e ci vuol spiegare come si fa.
"è come prima? No si è montato"
ognuno sceglie la tua verità.
Siam quelli là siam quelli là siam quelli là.
Quelli tra palco e realtà.
E c'è chi non sbaglia mai
ti guarda e sa chi sei.
E c'è chi non controlla mai
dietro la foto.
E c'è chi non ha avuto mai
nemmeno un dubbio mai.
Abbiamo andate e ritorni violenti
o troppo accesi o troppo spenti.
E non abbiamo chi ci fa sconti
che quando è ora si saluterà.
E ce l'abbiamo qualche speranza
forse qualcuno ci ricorderà.
E non soltanto per le canzoni
per le parole o per la musica.
Siam quelli là siam quelli là siam quelli là.

ad uno bravo davvero un bel po'.
E poi abbiamo chi ci da il voto
e ci vuol spiegare come si fa.
"è come prima? No si è montato"
ognuno sceglie la tua verità.
Siam quelli là siam quelli là siam quelli là.
Quelli tra palco e realtà.
E c'è chi non sbaglia mai
ti guarda e sa chi sei.
E c'è chi non controlla mai
dietro la foto.
E c'è chi non ha avuto mai
nemmeno un dubbio mai.
Abbiamo andate e ritorni violenti
o troppo accesi o troppo spenti.
E non abbiamo chi ci fa sconti
che quando è ora si saluterà.
E ce l'abbiamo qualche speranza
forse qualcuno ci ricorderà.
E non soltanto per le canzoni
per le parole o per la musica.
Siam quelli là siam quelli là siam quelli là.

Quelli tra palco e realtà. !!!
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sabato 5 luglio 2008
Il Maestro : Ubaldo Mirabelli
Voglio dedicare alcuni pensieri ad un figlio illustre di questa Palermo tanto maltrattata.
Il Maestro Ubaldo Mirabelli, fulgido esempio di vibrante umanità, eccelso insegnante, malinconico dissacratore e delizioso amico se n'è andato tre giorni fa.
Chi l'ha conosciuto non lo dimenticherà mai.
Ha regalato a piene mani gemme di elevata cultura, di saggezza, di leggiadra e sofisticata ironia, di passione, vitalità, ardore per l'arte, di consapevolezza, rigore, giocosità e serietà nobile.
E' stato uno dei migliori, se non il migliore Sovrintendente (1977-1995) che il Teatro Massimo abbia mai avuto. Quando c'era il "teatro senza teatro", cioè quando l'Opera fu trasferita al Politeama poichè il Teatro Massimo era chiuso.
Uno dei migliori Professori di Storia dell'Arte che un alunno possa desiderare (ed io ho avuto questa fortuna). Musicologo, saggista, poeta, giornalista, fine intellettuale.
In gioventù appartenente alla cerchia di intellettuali siciliani quali Francesco Orlando, Antonio Pasqualino, Gioacchino Lanza Tomasi, Francesco Agnello, dei quali a volte amava parlare. Amico anche di Sandro Paternostro, il giornalista della Rai, anche lui palermitano, col quale aveva diviso interessi e passioni di gioventù.
E soprattutto schietto, immediato, intuitivo.
Spesso fingeva sordità alle umane inutili dichiarazioni, o amava sorprendere leggendoti negli occhi i pensieri, prima che si formassero.
A chi lo ha conosciuto lascia montagne di ricordi, episodi come ricami preziosi di una vita vissuta attimo per attimo, quasi rubata all'oblio eterno.
Il Maestro Ubaldo Mirabelli, fulgido esempio di vibrante umanità, eccelso insegnante, malinconico dissacratore e delizioso amico se n'è andato tre giorni fa.
Chi l'ha conosciuto non lo dimenticherà mai.
Ha regalato a piene mani gemme di elevata cultura, di saggezza, di leggiadra e sofisticata ironia, di passione, vitalità, ardore per l'arte, di consapevolezza, rigore, giocosità e serietà nobile.
E' stato uno dei migliori, se non il migliore Sovrintendente (1977-1995) che il Teatro Massimo abbia mai avuto. Quando c'era il "teatro senza teatro", cioè quando l'Opera fu trasferita al Politeama poichè il Teatro Massimo era chiuso.
Uno dei migliori Professori di Storia dell'Arte che un alunno possa desiderare (ed io ho avuto questa fortuna). Musicologo, saggista, poeta, giornalista, fine intellettuale.
In gioventù appartenente alla cerchia di intellettuali siciliani quali Francesco Orlando, Antonio Pasqualino, Gioacchino Lanza Tomasi, Francesco Agnello, dei quali a volte amava parlare. Amico anche di Sandro Paternostro, il giornalista della Rai, anche lui palermitano, col quale aveva diviso interessi e passioni di gioventù.
E soprattutto schietto, immediato, intuitivo.
Spesso fingeva sordità alle umane inutili dichiarazioni, o amava sorprendere leggendoti negli occhi i pensieri, prima che si formassero.
A chi lo ha conosciuto lascia montagne di ricordi, episodi come ricami preziosi di una vita vissuta attimo per attimo, quasi rubata all'oblio eterno.
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